13/12/09

Disposta a morire in aeroporto


In sciopero della fame da un mese per poter rientrare nel proprio paese e dopo aver rifiutato sia l'asilo politico, che la cittadinanza offerti dal governo spagnolo.
L'attivista saharawi, il 13 novembre scorso era stata respinta dalle autorità marocchine all'aeroporto della sua citta, El Aaiún, di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti, per aver indicato sul documento di entrata la nazionalità saharawi e imbarcata su un aereo per le Canarie.
Aminattou Haidar
si batte per l'indipendenza del Sahara Occidentale, l'ex-colonia spagnola occupata dal Marocco subito dopo la sua indipendenza nel 1975. È un’attivista dei diritti umani e una dei leader della protesta popolare e nonviolenta che serpeggia nei territori occupati del Sahara Occidentale dal maggio dello scorso anno.
Arrestata una prima volta nel 1987, è scomparsa per quasi quattro anni in una prigione segreta, dove ha subito violenze e torture di ogni tipo. Liberata, ha animato il movimento per i diritti umani, nonostante la repressione e le intimidazioni. Nel giugno 2005, ad
El Aaiún è stata picchiata a sangue nel corso di una manifestazione pacifica, portata in ospedale da un amico, arrestata e mandata direttamente in carcere, dove ha subito nuove violenze e liberata dopo 7 mesi. Da allora non smette di denunciare la situazione dei territori occupati. Grazie a una campagna internazionale, ha ottenuto il passaporto per poter uscire dalla colonia e testimoniare la situazione di tutti i saharawi, praticamente svolgendo il ruolo di ambasciatore della causa saharawi nel mondo, comprese alcune visite in Italia.

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